Una vita spericolata

In maniera molto acuta un tifoso dell’Heraclia mi diceva Domenica sera, durante l’incontro con l’Udine, vinto poi per 73 a 61, che la ns. squadra aveva la capacità di far annusare agli avversari, sino a qualche minuto prima in nettissima difficoltà, il sapore della rimonta miracolosa ed il profumo di una possibile vittoria. Vero. Come è vero che mai come quest’anno la Pall. Eraclea ha fatto vedere quanto gli sia facile, e non è cosa per tutti, complicarsi la vita anche quando non ce ne sarebbe motivo. All’ intervallo lungo infatti il divario tra noi e i friulani era di ben 14 punti  (38 a 24) frutto di un breack di 12 a zero nei primi cinque minuti del secondo quarto e di una agevole gestione del vantaggio sino alla fine del tempo.

E tutto questo grazie non solo ad una generale buona prestazione del quintetto iniziale ma anche al contributo di velocità ed incisività fornito dai cambi (Andrea Lena in particolare) inseriti durante l’incontro: da sottolineare che dopo i primi due quarti, fatto salvo per Michele Boso, tutti i ns. atleti si erano avvicendati sul parquet. Nel terzo quarto invece, per motivi che dalla tribuna non abbiamo compreso e tuttora non comprendiamo, deve essere scattata la regola del Vasco: voglia una vita spericolata, una vita fatta di guai. E così è stato: abbiamo contato ben 6 azioni consecutive con palla persa, tiri affrettati, difesa latitante (i tagliafuori sono stati probabilmente dimenticati) con un conseguente contro breack dei friulani forse più stupiti che convinti di tanta grazia di Dio generosamente offerta dalla ns. squadra. Un quarto di gara di amnesia totale che ha fatto recuperare tutto il gap fissando il risultato sul 52 a 48 per i ns.giocatori. Probabilmente però lo sforzo compiuto dal GSA Udine per recuperare lo svantaggio è stato fatale ai giocatori udinesi, ormai stanchi e poco lucidi, tanto che dopo un paio di minuti della quarta frazione di gioco non sono stati più in grado di recuperare un ns. ulteriore allungo, concretizzatosi alla fine con il risultato a ns favore di 73 a 61. Ci potrebbe essere una doppia lettura dello svolgimento dellla gara di ieri sera. Con la prima, più romantica, potremmo dire che la Heraclia ha fatto come nelle corride di miglior tradizione, dove il matador prima attacca, poi aspetta e sfianca il toro ed alla fine, senza tanta fatica, finisce il povero  animale.  Se così fosse, noi tifosi avremmo dovuto vivere molto più tranquilli sapendo che stavamo assistendo ad una rappresentazione sportiva ben recitata ed altrettanto ben diretta e con un finale sufficientemente noto (fa scalpore quando il toro incorna il matador, non viceversa). Con la seconda, molto più cinica, potremmo dire invece che nel terzo quarto alcuni fondamentali giocatori della ns.squadra  non avevano più le energie mentali e fisiche per contrastare adeguatamente un avversario che si aspettava, ormai, solo di essere definitivamente matato e che ha trovato, nel ns. attendismo, ulteriore stimolo per reagire. Dal momento che situazioni non troppo diverse da quanto accaduto a Udine, nel recente passato, sono purtroppo capitate (vedi Cordenons, Bassano ed in parte anche contro il Bor) verrebbe da pensare che la seconda ipotesi sia la più verosimile: in questo caso però potrebbe sembrare che alla Pall. Eraclea, ora più che mai, manchi il colpo del KO definitivo, la cattiveria del “killer” che non fa prigionieri ma chiude immediatamente la gara non appena si presenti l’occasione propizia. Deficit fisico per eccessivo utilizzo di alcuni giocatori ?; cali di tensione mentale collettiva per il risultato ottenuto: tutte possibili cause di un andamento assolutamente altalenante. In tutti i casi un atteggaimento molto, ma molto pericoloso per il proseguio del torneo, perchè se il toro si incazza….

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