Ma che fatica…

E’ stata dura, sofferta e durissima per almeno 35 minuti però alla fine tutto si è concluso nel migliore dei modi. Qualcuno può pensare che ad un atleta possa bastare indossare una maglietta ed un paio di pantaloncini, eseguire un riscaldamento più meno lungo ed intenso ed il gioco sia fatto. Pronti via (qualcuno direbbe “fraca boton, salta macaco””) e  tutto funziona perfettamente come in allenamento: qualunque passaggio è perfetto e si trasforma miracolosamente in assist meraviglioso per il compagno; ogni tiro, soprattutto quello dai 6 mt. e qualche cosa diventa automaticamente una bomba; ogni salto sottocanestro si tramuta in un rimbalzo conquistato.

Fosse così, non parleremo di basket ma di video game, di gioco virtuale. Perchè la realtà, purtroppo o per fortuna, è profonadamente diversa. Per cui assistiamo, come ieri sera a Trieste contro il Bor, almeno per 27/28 minuti (quasi trequarti del’incontro) ad una saga terrificante di errori al tiro, di palle perse, di carenza di lucidità in fase conclusiva. Eppure conosciamo bene i ns. atleti, sappiamo benissimo di quali potenzialità ognuno di loro disponga, eppure… Sarà stata la palestra, per noi tabù insuperato, almeno sino ad ora; sarà stato per il canestro “stregato” che nei primi due quarti non volera sentir ragioni di lasciarsi perforare nonostante i ns. numerosi tentativi, sia educati che un po’ più virili, di scardinarlo; saranno stati anche gli arbitri, improvvisamente autoproclamatisi protagonisti della gara per mancanza,probabilmente, di protagonisti veri in campo: tutto inutile, non si è giocato, almeno sino alla sirena di metà partita, come sanno e verosimilmente avrebbero voluto i ns. portacolori. Per carità, ci sono stati anche gli avversari, altrimenti si parlerebbe non di match ma di solitario, ma era netta negli spettatori la consapevolezza del divario, a ns. favore ovviamente, sia individuale che di squadra. Eppure… Di buono, d’altro canto, c’era che, nonostante nulla andasse per il verso giusto eravamo incollati nel punteggio, ai ns. avversari triestini , con coach Murer a provarle tutte e di più nel tentativo di far girare la partita a ns. favore. Di buono inoltre c’era che i tifosi di Eraclea, giunti nella Palestra 1 Maggio in forze a riempire le tribune (che gioia per il cassiere di qualunque ns. avversario quando si gioca in trasferta), non hanno mai, e dico mai, mancato di far sentire la loro assordante presenza e caloroso incitamento. E cosi, dopo un lungo patire, la fine del tunnel si è manifestata dalla metà del terzo quarto, quando abbiamo cominciato mettere la testa davanti ai ns. avversari, dapprima timidamente, punto su punto, con grande fatica poi con sempre più autorevolezza sino a conquistare, quando mancavano circa tre minuti al suono della sirena finale, con una bomba di Paolo Casonato, un rassicurantevantaggio che abbiamo mantenuto sino alla fine. E nella quarta frazione di gioco abbiamo rivisto, almeno a tratti,  finalmente la brillantesquadra di Coppitalia allestista quest’estate da Angelo Svalduz ed Alberto Peris, tutta potenza al tiro e brio, con un Casonato MVP dell’incontro  (22 pts; 4/8 da tre e 9 rimbalzi dif.) e con Vuanello tornato molto positivo nella relizzazione da fuori (21 pts con 8/14 in totale) senza ovviamente dimenticare l’apporto, oscuro ma fondamentale soprattutto  in difesa, di Stefano D’Arsiè (7 rimbalzi e 10 pts.) e di Vio (7 rimbalzi anche per lui). Per ultimo, un benvenuto nello scout di Eraclea a Piercarlo Cia che ha esordito in maglia biancoverde con un incredibile, per lui, performance ai tiri liberi, relizzando il 50percento dei tiri assegnati. Miglior auspicio per il suo proseguo in campionato non c’era.

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