L’invidia

Lo confesso, ho provato invidia. Questo sentimento che la Chiesa Cattolica considera tanto negativo da inserirlo nei sette vizi capitali, mi ha attanagliato come una morsa Mercoledì sera, subito dopo la chiusura dell’incontro con lo San Donà Jesolo, che come certamente ben saprete, è finito a favore dei cugini per 79 a 65. Ebbene ho peccato, e peccato più volte, secondo i dettami cattolici, ma non me ne frega niente. E confesso di aver invidiato, e non solo per un attimo per la qual cosa il mio peccato potrebbe essere derubricato da mortale in veniale, tutti i tifosi dello JSD che festeggiavano i propri giocatori in maniera estremamente sonora seppure civile senza, questa volta, capipopolo microfonati ad incitarli ulteriormente.

E ho peccato ancora, immedesimandomi nei giocatori dell’Heraclia, invidiando gli avversari biancoazzuri che ora incontreranno la squadra del Cordenons in finale per un posto in B2. Potevano esserci  Zatta & Co. al posto di  Binotto e soci, sono ancora convinto di questo nonostante si sia stati sonoramente battuti. E ho ulteriormente peccato pensando con quanta malcelata soddisfazione i dirigenti avversari potranno appuntarsi la medaglia per averci sconfitto in casa  dopo che, qualche anno fa abbiamo conquistato la promozione in C1 proprio battendo il San Donà sul loro parquet. Tuttavia, checché ne dicano i puri di spirito, è anche vero che l’invidia, sin dai primordi dell’umanità, è probabilmente il motore inconscio che ha spinto l’uomo a progredire e migliorarsi. Per cui nasce quasi spontaneo nel pubblico di Eraclea il desiderio di  indossare una maglietta verde per creare così una incredibile macchia di colore vociante ad incitare i propri giocatori e non farsi superare, nel tifo, dal pubblico di Jesolo. E’ stato un autentico spettacolo per gli occhi vedere il palazzetto di via Largon, un’ora prima dell’inizio dell’incontro, già pieno zeppo come un uovo di tifosi. Così come credo che in molti giocatori dell’Eraclea, sbollita la tensione per la gara, sia rimasto il desiderio, se non la voglia, di dimostrare di non essere inferiori a chi qualche ora prima li ha battuti. Ed infine nei dirigenti della squadra, penso, ci sia sì il rammarico per la sconfitta subita ma anche la determinazione a creare le condizioni per fare in modo che questa semifinale play off sia solo un assaggio di qualcosa di più appetitoso per il prossimo anno, tenendo fermi alcuni pilastri e rinnovando  dove serve. Si, lo confesso, ho peccato ma non me ne vergogno affatto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *