Le Corazzate

E’ da quando è cominciato il campionato che sento sempre più spesso ripetere che sì, la ns squadra è buona, è divertente, ha fatto un buon precampionato, ha vinto quattro partite consecutive, ma gli avversari erano di poco conto oppure avevano infortunati importanti etc… Noi si, ma gli altri….E sento elogiare in maniera sperticata la Melsped di Padova -forse l’unica del drappello di partecipanti al torneo di C1 ad essere veramente fuori target avendo tra le proprie fila parecchi giocatori, oltre all’allenatore, che l’anno scorso militavano in B2 con la Reyer Venezia, vincitrice del campionato e promossa in B1- piuttosto che il Bassano del duo Sanesi padre e figlio o ancora del Cordenons, già finalista lo scorso anno dei play off e rinforzatosi con alcuni giocatori del Pordenone oppure il Texa Roncade, ns. prossimo avversario, Mercoledì 1 novembre.
Percui, per queste Cassandre paesane, il vero torneo di C1 comincia dalla prossima partita quando finalmente cominceremo a scontrarci con le vere corazzate del torneo e quindi si potrà verificare che quanto fatto sino ad ora è sì bello, convincente ma forse -ed interpreto io il loro pensiero- frutto della scarsa vena degli avversari (come se vincere per la prima volta a Trieste contro il Bor fosse stata una gita turistica o giù di lì) o di congiunzioni astrali particolarmente favorevoli. Tutto può essere ma ci sta pure, allora, anche qualche considerazione di segno contrario. Già Domenica scorsa abbiamo compreso quanto siamo diventati “grandi” e quindi temibili perchè più completi: le trappole preparate dall’ allenatore del Conegliano specificatamente per bloccare sul nascere la ns. fonte di gioco (leggi Vettori) e in seconda battuta le ns. bocche da fuoco (leggi Casonato e Vuanello), indicano, in primis, che in questo momento rappresentiamo un pericoloso ostacolo per tutti i ns. avversari e, secondariamente, che non sempre le trappole scattano a dovere o sono sufficienti se, oltre a Vuanello, autore nonostante le condizioni fisiche non perfette, di una eccellente partita, troviamo tra le sorprese positive dell’incontro  Darsiè e Lena. D’altro canto, oggi rispetto all’anno scorso, abbiamo molte più frecce al ns. arco e molto più acuminate: i tiratori da fuori ci sono; finalmente gioca ad Eraclea non solo un vero play ma anche di prima grandezza e all’occorrenza un vice che è ormai una certezza (vedi la parte finale dell’incontro con il Conegliano); siamo, è vero,  più leggeri nei lunghi rispetto all’anno scorso -leggeri, non carenti- ma abbiamo ugualmente, rispetto alla squadre che hanno come noi disputato quattro incontri e tra queste c’ é proprio il Texa Roncade, la miglior diffrenza tra punti realizati e subiti, segno indistinguibile che la ns. difesa funziona al meglio. Per carità, è giusto che i dirigenti e tecnici della Heraclia buttino acqua sul fuoco per smorzare facili entusiasmi o aspettative fuori luogo: le delusioni certamente arriveranno e saranno, forse, molto dolorose ma non credo sia utile a nessuno indossare l’abito dimesso del fortunato oppure del beneficiato a prescindere. La consapevolezza convinta del ns. attuale valore è da una parte il giusto riconoscimento del lavoro svolto sino ad oggi dai dirigenti e dai tecnici della Pallacanestro Eraclea  e dall’altra il giusto apprezzamento delle qualità morali e sportive dei ns. giocatori. Non credo quindi sia assultamente presunzione affermare che la Pallacanetro Eraclea sia una buonissima squadra, degna di affrontare le corazzate o presunte tali del girone C di C1 sullo stesso livello, senza timori reverenziali nè sudditanza psicologica.  E poi, perchè non pensare a qualcuno che, forse in questo preciso momento, a Padova piuttosto che a Cordenons oppure a Roncade stia pensando: “Gesù, dobbiamo incontrare L’Heraclia, sarà durissima….”

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