L’invidia

Lo confesso, ho provato invidia. Questo sentimento che la Chiesa Cattolica considera tanto negativo da inserirlo nei sette vizi capitali, mi ha attanagliato come una morsa Mercoledì sera, subito dopo la chiusura dell’incontro con lo San Donà Jesolo, che come certamente ben saprete, è finito a favore dei cugini per 79 a 65. Ebbene ho peccato, e peccato più volte, secondo i dettami cattolici, ma non me ne frega niente. E confesso di aver invidiato, e non solo per un attimo per la qual cosa il mio peccato potrebbe essere derubricato da mortale in veniale, tutti i tifosi dello JSD che festeggiavano i propri giocatori in maniera estremamente sonora seppure civile senza, questa volta, capipopolo microfonati ad incitarli ulteriormente.

E ho peccato ancora, immedesimandomi nei giocatori dell’Heraclia, invidiando gli avversari biancoazzuri che ora incontreranno la squadra del Cordenons in finale per un posto in B2. Potevano esserci  Zatta & Co. al posto di  Binotto e soci, sono ancora convinto di questo nonostante si sia stati sonoramente battuti. E ho ulteriormente peccato pensando con quanta malcelata soddisfazione i dirigenti avversari potranno appuntarsi la medaglia per averci sconfitto in casa  dopo che, qualche anno fa abbiamo conquistato la promozione in C1 proprio battendo il San Donà sul loro parquet. Tuttavia, checché ne dicano i puri di spirito, è anche vero che l’invidia, sin dai primordi dell’umanità, è probabilmente il motore inconscio che ha spinto l’uomo a progredire e migliorarsi. Per cui nasce quasi spontaneo nel pubblico di Eraclea il desiderio di  indossare una maglietta verde per creare così una incredibile macchia di colore vociante ad incitare i propri giocatori e non farsi superare, nel tifo, dal pubblico di Jesolo. E’ stato un autentico spettacolo per gli occhi vedere il palazzetto di via Largon, un’ora prima dell’inizio dell’incontro, già pieno zeppo come un uovo di tifosi. Così come credo che in molti giocatori dell’Eraclea, sbollita la tensione per la gara, sia rimasto il desiderio, se non la voglia, di dimostrare di non essere inferiori a chi qualche ora prima li ha battuti. Ed infine nei dirigenti della squadra, penso, ci sia sì il rammarico per la sconfitta subita ma anche la determinazione a creare le condizioni per fare in modo che questa semifinale play off sia solo un assaggio di qualcosa di più appetitoso per il prossimo anno, tenendo fermi alcuni pilastri e rinnovando  dove serve. Si, lo confesso, ho peccato ma non me ne vergogno affatto.

Derby da vincere per continuare a sognare

Vincere per continuare a sognare di poter arrivare a giocarsi la “bella” per l’accesso alla finalissima di questi incertissimi play off. Siamo così arrivati a questa gara due di semifinale, un risultato forse insperato per come è arrivata (2-0 al Conegliano) ma sicuramente alla nostra portata visto che l’organico e le aspettative dirigenziali oltre che degli addetti ai lavori ci inserivano come “mina vagante”. Ma mercoledì sera non si tratta ovviamente solo di una dura ed intensa semifinale ma anche di un attesissimo derby, sicuramente il più sentito fra i derby della stagione e questo per tanti motivi, uno fra tutti oltre ai numerosi ex presenti nelle due formazioni, la minima distanza che separa i due comuni contendenti.

Arriviamo a questa gara 2 consci di poter arrivare a giocarci gara 3 e dopo aver cullato il sogno di espugnare il campo di Jesolo nella gara 1 di domenica. Una gara che ci ha visti chiudere avanti il primo tempo ma che nel finale ha visto prevalere la formazione dello Smile arrivata forse più pimpante nei momenti topici dell’incontro. Per noi il rammarico di una serata grigia al tiro (soprattutto da tre punti) che ci ha condizionato pesantemente. Aggiungiamoci poi che quando eravamo avanti di anche 12 lunghezze qualche decisione arbitrale non ci è molto piaciuta tanto da consentire allo Smile di rientrare con maggior fretta. Al di la di questo, dobbiamo recriminare sui nostri errori che mercoledì dovremmo eliminare in quanto abbiamo tutte le carte in regola per ritornare a giocarci la “bella” domenica prossima. Sarà pure una battaglia di nervi con i nostri avversari, che ormai conosciamo a memoria, che cercheranno di metterci con le spalle al muro ben sapendo che questa gara per noi potrebbe essere senza ritorno. Attenzione come sempre a Ruffo che dovrebbe essere dell’incontro, capace di innescare le potenti bocche da fuoco Binotto (devastante in gara 1) e Stefano Teso, oltre che mordere in difesa Sotto canestro ci aspetta un duro esame contro la coppia Agostinetto – Cia ai quali accorre in aiuto dalla panchina Stefani che porta in dote punti e difesa. Osservati speciali i due “specialisti” della panchina guidata da Giovanni Teso ovvero il gaucho Forray, capace di portare numerosi punti a referto e da Vendramini, il mastino difensivo che cercherà di limitare a turno le nostre guardie. Siamo certi che i nostri ragazzi daranno il massimo in questa gara consapevoli che hanno di fronte la concreta possibilità di essere ad un passo da un risultato importante e di non facile raggiungimento.

L’occasione mancata

Se, come dicono, l’appetito vien mangiando, oggi ho molta fame. Anzi per certi versi sono ingordo: di risultati, di soddisfazioni, di vittorie. E quando non raggiungo questi risultati, soprattutto se sono alla mia portata, sono furioso. E’ come se ieri sera mi avessero fatto vedere un panino con la nutella, di cui sono un devoto discepolo, me lo avessero con perfidia fatto passare sotto il naso, in modo da sentirne il profumo, mi avessero invogliato ad addentarlo e poi, all’improvviso, me lo avessero fatto sparire. Irritato ed affamato: un mix esplosivo, forse poco adatto per poter parlare in maniera serena di quanto accaduto ieri sera sul parquet di Jesolo.

Per i pochi che non c’erano, ricordo comunque che 24 ore fa abbiamo perso una occasione d’oro, più unica che rara, per ipotecare in maniera pesante l’accesso alla finale dei play off. Invece abbiamo perso 69 a 63 dopo aver condotto in maniera imperiosa il primo quarto di gioco, sofferto il ritorno dei cugini Jesolani nel secondo quarto e come al solito, crollati nel terzo quarto. Poi nella quarta frazione di gioco c’è stato un poco razionale tentativo di recupero che non ha dato i suoi frutti. Semplicisticamente l’incontro sta tutto in queste poche righe se non fosse, lo ripeto, che è l’Heraclia ad aver perso e non il JSD  (troppo lungo il nome completo dei cugini) a vincere la sfida. Eppure l’opportunità del colpaccio l’abbiamo avuta sin dalla metà del primo quarto quando ai ns. avversari si è letteralmente  spenta la luce dopo che il play titolare è stato costretto ad uscire dal terreno di gioco per un infortunio. La ns. solita, incredibile difesa, una quantità industriale di palle recuperate e contropiedi micidiali avevano forse illuso il pubblico di Eraclea. Ma a questo elenco di ottime performance è mancata, ancora una volta, una voce: il tiro da fuori. Siamo infatti stati assolutamente nulli in questa specialità, con un incredibile 6 su 26 da 3 e 13 su 29 da 2. Fa eccezione Marco Zatta, che unico tra i tiratori ha mantenuto le aspettative con un buon 2/4 da 2 e 3/5 dalla linea dei 6 mt, con ben 9 palle recuperate e 5 assists. (Vuanello ha chiuso con 1/3 da 2 e 0/6 da 3 mentre Cigarini, pur avendo fornito ai compagni 3 assistenze e recuperato 5 palle, ha realizzato un incredibile 0/9 nelle bombe da tre.) E così lo JSD, registrata appena la difesa e senza dare la sensazione di essere una ira d’iddio, ha cominciato a rosicchiare punto su punto sino a raggiungerci, superarci e alla fine vincere mentre la Heraclia, spuntata in attacco e meno potente in difesa a causa dei falli a carico di Vio e Delle Monache, non riusciva a trovare un briciolo di lucidità per rientrare in partita. Ci sarà sicuramente qualcuno che recriminerà sull’arbitraggio molto, forse troppo, sfavorevole ai ns. Vio (5 rimbalzi e 3/5 da 2) e Delle Monache (ben 11 rimbalzi; 2/5 da 2 e la ormai consueta bomba da 3 punti), ben presto gravati di falli tanto da essere utilizzati con il contagocce durante il corso dell’incontro. Forse non hanno torto: tuttavia a questi signori si può obiettare che nonostante questo ns. handicap, gli Jesolani non hanno ottenuto una abbondante e copiosa vittoria ( per la verità hanno addirittura segnato meno della media di realizzazioni in casa durante la regular season che è stata di 76 punti) e questo, credo  significhi che in un modo o un altro la ns. difesa ha funzionato: abbiamo fallito in attacco ed è stato un grosso rimpianto. Ora ci aspetta il ritorno Mercoledì 17 tra le mura amiche: le possibilità di portare la squadra dello JSD alla bella sono intatte e forse sono accresciute vista la sua  consistenza e i suoi punti deboli, anche perché di addentare quel panino alla nutella ne ho veramente tanta, ma tanta voglia. 

Al via la sfida tra Smile Jesolo S. Donà ed Eraclea

Cresce l’attesa gara1 della semifinale playoff che vedrà opposte lo Smile Jesolo Sandonà e l’Heraclia Eraclea , in un derby litoraneo molto sentito dai rispettivi ambienti; due ambienti che arrivano al match entrambi molto carichi, dopo il passaggio del turno ai quarti di finale. Lo Smile, dopo aver terminato una stagione regolare ricca di soddisfazioni, è riuscita ad iniziare con giusto passo anche le fasi finali, eliminando nel turno precedente il Roncade, con due prove convincenti da parte di tutto il collettivo. Eraclea ha invece sorpreso tutti, imponendosi con pieno merito contro il più quotato Conegliano; dopo un campionato fatto di alti e bassi i biancoverdi sembrano aver trovato l’amalgama giusta nel momento più importante della stagione.

Di fronte quindi l’esperienza di Teso e Binotto da una parte, contro quella di Vio e Vuanello; i centimetri sotto canestro di Cia e Agostinetto contro quelli di Moro e Dalle Monache. Una sfida, dunque, dall’epilogo tutt’altro che scontato, dato che all’incertezza propria dei playoff si somma quella classica dei derby. Palla a due domani alle ore 19.30 in un Pala Cornaro che si annuncia gremito di appassionati.

L’ABC della Pallacanestro Eraclea (parte seconda)

                  Completo, con questo invio, le mie osservazioni da spettatore sulla Heraclia Pallacanestro Eraclea suddivise lettera per lettera. Chiedo ancora scusa per la lunghezza della pubblicazione, ma le lettere dell’alfabeto italiano sono 21.

N come Non so se mi spiego: ovvero, ragazzi siamo almeno la quarta forza del torneo, mica maomao miciomicio. Un pò di più consapevolezza  dei ns. mezzi, oltre che dei ns. limiti!!!

O come Oh come siamo bravi: ovvero calma ragazzi. Siamo sì la quarta forza del torneo ma abbiamo tutto da dimostrare nella parte finale dei play off. Quindi consapevolezza dei ns. limiti, oltre che dei ns. mezzi.!!!

P come Pubblico: ovvero qualche volta il sesto giocatore in campo. Quasi una rarità di questi tempi, vista anche l’affluenza media nei palazzettti dei ns. avversari: un patrimonio da preservare nella maniera più assoluta.

Q come Quando manca, si sente: mi riferisco a Capitan Zorzetto la cui presenza in campo è fondamentale quando si deve difendere con il coltello tra i denti. Assolutamente indispensabile.

R come Rincorsa, nel senso che due mesi fa erano in molti a discutere sul fatto che saremo stati sicuramente tra i protagonisti dei play out, dando per scontato che sarebbe stata pura utopia pensare ad un accesso ai play off. Solo qualche irriducibile speranzoso aveva il coraggio e la temerarietà di affermare il contrario: resta da stabilire se era convinto di quel che affermava o se si basava sul semplice calcolo delle probabilità che assegnava all’Heraclia, vista la classifica del momento, una possibilità su due di accedere play off. In tutti casi non lo sapremo mai ma non mi fiderei troppo se quelle stesse persone oggi mi consigliassero numeri sicuri da giocare al lotto.

S come Sorpresa: ovvero Sandro Svalduz. Entrato nel team biancoverde in punta di piedi, inizialmente accolto con notevole scetticismo dal pubblico, ha, domenica dopo domenica, fatto vedere quanto possa diventare, non solo utile, ma necessario un giocatore d’esperienza come lui. Mi è piaciuto un suo sorriso mandato al figlioletto in tribuna durante le fasi più accese di uno degli ultimi incontri in casa della regular season: “la forza dei nervi distesi” era uno slogan molto popolare di qualche anno e ben poterebbe adattarsi al suo modo di giocare.

T come Trainers: ovvero Allenatori: quando se ne parla troppo (vedi forum) l’argomento diventa poco piacevole e ripetitivo. Mi astengo.

U come Un sogno: ragazzi in biancoverde, regalateci un sogno. Battetete il San Dona/Jesolo in nome di una antica rivalità non solo sportiva ma, qualche volta, anche sociale e culturale. Forse nessuno lo affermerà mai pubblicamente, non è politically correct,  ma sotto sotto è una soddisfazione incredibile riuscire a sconfiggere i cugini fusi (nel senso che si sono fuse due società per tentare di ritornare grandi come un tempo). Noi nel nostro piccolo, invece…..

V come Vio e Vuanello. Come nei titoli di coda nei film, in ordine assolutamente alfabetico, per non scontentare nessuno. I ns. V2 sono, sembra ombra di dubbio, due primattori che tra l’altro si stanno contendendo il palmares del miglior realizzatore della squadra. Attualmente è in testa Vuanello, non di molto per la verità, ma credo che Vio lotterà fino all’ultimo secondo per riuscire a superarlo. Un po’ di sano antagonismo, tra compagni, non ha mai fatto male a nessuno.

Z come Zatta. Se Polifemo ci avesse visto anche solo un decimo di quanto Zatta ha potuto vedere dopo l’incidente all’occhio di fine campionato, ora molti ragazzi non  studierebbero l’Odissea come la conosciamo. Per ns. fortuna il ns. Arsenio Lupin (vedi lettera L) è riuscito ancora una volta a stupirci durante tutto il campionato: e se lo chiamassimo “Grande Mago”?

L’ ABC della Pallacanestro Eraclea

Non essendoci stati incontri in questo fine settimana e, soprattutto, preparandoci psicologicamente alla semifinale play off contro il San Donà/Jesolo di Domenica prossima,  con tutti gli strascichi emotivi che un confronto di tale portata implica,  ho creduto potesse forse essere interessante  riassumere l’andamento fino a oggi dell’intera annata della Pallacanestro Heraclia, giocando non coi numeri ma con le lettere dell’alfabeto. Ed essendo queste 21, mio malgrado sono costretto a dividere in due parti la pubblicazione di quelle che sono solo mie osservazioni da comune spettatore e null’altro. Confido nella bontà e nella pazienza dei lettori del Sito

A come Ambizioni nel senso che alla metà del campionato sembravano essere state messe da parte per un più tranquillo approdo alla sicura salvezza. Ora con l’ingresso nei play off possono essere risfoderate, forse.

B come Baita  Enrico, Boso Michele e pure Franzo Filippo:, ovvero i babies della squadra, i panchinari per necessità e regolamento. Calma putei, che il Vs. tempo non è ancora arrivato, ma arriverà, oh sì che arriverà.

C come Cigarini: il play dal look più imprevedibile del torneo(leggi taglio dei capelli). Passa dal lungo al rasato tattico stile Marine con la stessa facilità con cui passa assists ai compagni  di squadra. Per fortuna nostra, tuttavia non dobbiamo aspettare l’eventuale ricrescita dei capelli per vedere sempre nuove invenzioni, altrimenti i dirigenti  dell’Eraclea avrebbero interdetto tutti i barbieri della zona ad soddisfare le sue richieste.

D come Dalla Venezia e  Delle Monache: arrivati entrambi da Venezia a inizio stagione, i ns. virgulti hanno inciso in maniera determinante al successo della stagione. Apparentemente più freddo il primo, più passionale il secondo, diversissimi per struttura fisica hanno entrambi  una determinazione fuori dal comune. Dopo la bomba da tre realizzata da Delle Monache contro il Conegliano in gara due dei quarti di play off, tra il pubblico si scommette solo sul quando e non sul se Dalla Venezia riuscirà, dopo aver catturato un rimbalzo offensivo tra tre marcantoni alti 10 centimetri più di lui, a schiacciare in your face.

E come Eraclea: leggi tifosi. Ovvero, come per le recenti Olimpiadi di  Torino: “Passion lives here”, che liberamente tradotto sta ad indicare tifo caldo e numeroso sia in casa che in trasferta anche quando i risultati non erano brillanti. E poi discussioni su discussioni, più o meno accese come è giusto che sia data la travagliata regular season appena terminata, in particolare nel posto ormai diventata la sede ufficiale dei tifosi biancoverdi, la Libreria Italia. A questo ricettacolo di liberi pensatori cestistici, come se non bastasse, si è affiancato, da inizio campionato, il Forum sul sito ufficiale della squadra. ( vedi sotto)

F come Forum: ovvero come riuscire finalmente a dirne quattro (qualche volta anche otto per la verità) a dirigenti, allenatori, giocatori e ad altri forumisti , mantenendo quasi sempre un comodo anonimato. Aprire questo canale di comunicazione è stata una idea straordinaria e i complimenti vanno all’ Administator  del sito (leggi Enrico Manzini) soprattutto per la tenacia con la quale ha evitato che, nel periodo più caldo della stagione dopo il cambio allenatore, si scivolasse nel triviale e negli insulti gratuiti.

G come Gioco: inteso come gioco d’attacco. Non sempre ha funzionato al meglio, specie nel tiro da fuori e comunque è stato compensato, nei risultati, da una difesa assolutamente mostruosa. Chapeau!!

H come Heraclia: intesa come struttura societaria. Sarebbe troppo facile ed  falsamente adulatorio parlare bene di chi ospita le mie squinternate note sul sito ufficiale della squadra. Posso solo dire: ragazzi che p…le ci vogliono (chiedo venia a qualche anima candida per la scurrilità) per gestire al meglio una organizzazione che manda in campo tra prima squadra, squadre giovanili e squadra femminile quasi trecento atleti. E senza beccare una lira di compenso. Se non è passione questa …!!!

I come Infortuni: un vecchio saggio diceva che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo.Bene: possiamo affermare che il vincitore, con ampio margine di vantaggio sui secondi, nel torneo della sfiga 2005/6 è Andrea Fingolo. Poteva essere l’anno della consacrazione ma tutti gli acciacchi che lo hanno afflitto nel corso del campionato ne hanno limitato, moltissimo, il rendimento. Avanti Savoia, diceva lo stesso saggio di prima: ci sono i play off per compensare quanto ti è stato tolto.

L come difesa a L : non c’entra niente con la ns. squadra ma era l’unico aggancio che avevo per collegarmi alla mitica Billy di Dan Peterson e D’antoni che, pur segnando pochissimo, riusciva a vincere moltissimi incontri applicando questa difesa incredibile, (non chiedetemi di spiegarla in questa occasione, è passato troppo tempo, invecchiando ho  poca memoria… per favore) recuperando palle in quantità industriale. Non per niente Mike D’Antoni era chiamato Arsenio Lupin. A quale ns. giocatore va questo titolo onorifico? Andate alla lettera Zeta.

M come Moro: ovvero la pazzia cestistica al potere. Capace di farsi maledire dai tifosi una domenica, la settimana successiva è il top score e mette tutti a tacere. Ma si può? Faccio un formale appello in nome e per conto di tutti gli amanti del basket ad Eraclea, anche per preservare la  pressione arteriosa da pericolose oscillazioni: meno picchi, positivi o negativi che siano, e un po’ di più continuità. Il ns. fegato sicuramente ringrazierà.

(La seconda di questo alfabeto verrà pubblicata domani)

Top Four

Credo mai sia successo in un campionato che la Pallacanestro Eraclea abbia raggiunto simili traguardi, eppure è accaduto: siamo in semifinale play off. Tra due domeniche incontreremo in quel di Jesolo la squadra locale per disputarsi, senza sudditanza psicologica spero, l’accesso alla finale per la promozione in B2. E tuttavia non deve stupire se siamo tra le quattro grandi del ns. girone: un risultato possibile non solo sulla carta che ha le sue giustificazioni in quello che è successo nel ritorno contro il Conegliano ieri sera. La partita  apparentemente, ma solo per il punteggio, potrebbe sembrare la fotocopia di quanto avvenuto domenica 30 Aprile in terra trevigiana, quando con un punteggio finale simile, abbiamo compiuto quella che molti ritenevano fosse un’impresa.

Fatta pubblica ammenda per lo strafalcione che ho commesso nell’attribuire ad Aprile 31 giorni anzichè i canonici 30 – i vecchi amici sono solitamente i più perfidi a farti notare gli errori – e tornando alla partita di ieri, terminata sul punteggio di 70 a 53 per i biancoverdi di Murer, una prima considerazione va fatta sull’autorità con la quale i ns. giocatori si sono mossi sin dal primo minuto di gioco. Se nell’incontro d’andata il punteggio è stato per due terzi sempre in bilico e solo nel finale di gara l’Heraclia è riuscita a staccarsi definitivamente dagli avversari, ieri sera abbiamo visto immediatamente chi era il più forte,il più “cattivo”,il più determinato a voler imporre la propria legge; come se i ns. portacolori, metabolizzato l’andamento dell’incontro d’andata, avessero voluto proseguire da dove avevano finito, solo con maggior grinta.E se durante tutto il campionato abbiamo elogiato la difesa dell’Eraclea come fondamentale se non unica arma vincente, ieri questo valore aggiunto è stato moltiplicato per mille a tal punto da costringere il coach avversario a modificare il quintetto iniziale praticamente da subito, anche se con scarsissimi risultati, nel vano tentativo di riassestare la gara. Il 21 a 9 del primo quarto di gioco sta a dimostrare che con questa cattiveria e determinazione, ieri sera non ce ne stato e non ce ne sarebbe stato, probabilmente, per nessuno. E se nel secondo quarto il ritorno dei biancorossi trevigiani, causato più da un naturale rilassamento dell’Heraclia piuttosto che da effettivi meriti propri, ha fatto tremare il foltissimo pubblico presente per un possibile esito negativo dello incontro, (non dimentichiamo che c’è stato addirittura il sorpasso sul 26 a 29 per il Conegliano a metà del tempo) successivamente la situazione si è stabilizzata su un vantaggio che è oscillato intorno ai 10/12 punti tanto da far apparire facile il conseguimento della vittoria. Solo in apparenza, lo ripeto, è sembrata ed è stata facile e ancora una volta i numeri danno un supporto determinante a spiegare quanto avvenuto sul parquet di Eraclea. Rispetto all’andata,infatti, abbiamo tirato di meno ma in percentuale segnato di più ( 6/14 da 3 e 6/8 da 2 contro 10/27 da tre e 0/5 da due di Domenica scorsa) mentre i rimbalzi in difesa sono stati in totale 22 ieri sera  contro i 18 di tre giorni fa, con un punto di merito per  Delle Monache, in questa speciale classifica, che ne ha catturati ben 6 oltre che segnare complessivamente 16 punti, top score dell’incontro. Ancora su ottimi livelli Vuanello, sia per realizzazione (12 punti) che per leadership dimostrata in campo: evidentemente giocare contro i propri conterranei deve aver rigenerato la ns. ala così come su livelli di eccellenza ha giocato Cigarini con due assists e 7 punti all’attivo. Ma quello che sorprende è il numero totale di palle recuperate che alla fine sono state ben 16, tangibile segno che la ns. difesa ha colpito direttamente al cuore del gioco avversario, mpedendo ai giocatori del Conegliano una ragionata circolazione della palla e quindi tentativi puliti di realizzazione. Un bentornato poi , a più che soddisfacenti livelli, ad Andrea Fingolo che, quando chiamato sul parquet, ha risposto con personalità e con le capacità che gli sono riconosciute. Per ultimo, uno spassionato consiglio a Vio: se non c’è l’acqua, e tanta, eseguire un salto mortale doppio carpiato con difficoltà 36 non è molto salutare. Per fortuna che dopo tanta paura, almeno dalle tribune, tutto si è concluso positivante. Ora possiamo anche sognare, sperare, illuderci e discutere anticipatamente sulla sfida contro lo Jesolo, immaginandoci scenari di volta in volta deludenti piuttosto che paradisiaci ma una cosa è certa: siamo tra i top4 del ns. campionato e ho la senzazione che non sia ancora finita.

Gli assenti hanno sempre torto

Chi non ha assististo all’incontro di Domenica 31 Aprile, in quel di Conegliano non può comprendere, neppure se lo si fa raccontare dal miglior narratore in circolazione, l’impresa compiuta dalla Heraclia contro la locale formazione biancorossa. E poichè tra i tanti difetti  ho anche quello di non saper narrare bene, vorrei raccontare solo dei 5 minuti finali dellla quarta frazione di gioco, durante i quali ogni tipo di emozione, dalla paura di perdere all’entusiasmo, dallo sconcerto alla speranza fino alla gioia e alla soddisfazione finale hanno attanagliato, come in una morsa, il mumerosissimo pubblico di Eraclea presente nella cittadina trevigiana.

In quei cinque, passionali, minuti finali è successo che siamo riusciti a contenere gli ultimi tentativi del Conegliano di rimettere in sesto una partita che li ha visti sempre soccombere, se non sempre nel punteggio, almeno nel gioco espresso. Mai infatti la compagine trevigiana è riuscita ad esprimersi ai consueti livelli della stagione regolare dal momento che i biancoverdi di Eraclea, con una difesa stepitosa per tutta la durata della partita, sono riusciti a farli andare in totale confusione di gioco. Ed il merito di questo va innanzi tutto a coach Murer che ha preparato la partita in maniera splendida, studiando raddoppi ed aiuti in difesa in quantità industriale, specie sui lunghi avversari e sul portatore di palla, che se hanno da una parte limitato, per falli, l’utilizzo di Vio dopo solo 5 minuti del primo quarto dall’altra ha costretto l’allenatore del Conegliano a rivoluzionare bel presto il quintetto iniziale inserendo le seconde linee. E così tra breack e contro breack si è arrivati a metà del terzo quarto di gioco quando L’Heraclia, grazie ad un Vuanello finalmente micidiale cecchino (4/5 da tre; 5 rimbalzi difensivi; 18 punti finali e + 22 di valutazione finale) ed a un Cigarini non solo abile regista (3 assist) ma anche implacabile realizzatore (19 punti totali con 4/6 dall’area grande), ha accumulato un vantaggio di 7 punti su coloro che solo tre settimane prima l’aveva strapazzata. E si è arrivati alla quarta frazione di gioco e mentre vedevo il vantaggio limarsi inesorabilmente sino ad arrivare a + 4 a 120 secondi dalla fine, mi ripetevo che non meritavamo di perdere, no, non potevamo perdere per quello che avevamo fatto sino a quel momento e per come lo avevamo fatto, e volevo urlarlo così come stavano urlando, incitando la squadra, tutti i tifosi di Eraclea sulle tribune, più della metà del pubblico presente. Ma non sono stato costretto a stramaledire la sfiga o chissa cos’altro, perchè i due ultimi tiri liberi di Dalla Venezia, entrambi realizzati a una manciata di secondi dalla fine dell’incontro, hanno definitivamente sciolto la tensione e aperto il cuore ad una inebriante serenità e soddisfazione. E l’immagine finale di Vuanello che alza il pallone a mò di trofeo a 3 secondi dalla sirena finale, senza che un avversario cercasse di ostacolarlo, (chi più di lui, trevigiano, poteva fare questo gesto?) rappresenta l’emblema di una vittoria conquistata con l’intelligenza e con il sacrificio collettivo. Ecco perchè gli assenti hanno avuto torto: non hanno potuto assaporare, in prima persona, il piacevole sapore della vittoria di Domenica sera, dura, sofferta, esaltante. E per coloro che non c’erano, ora tuttavia c’è la prova  d’appello: il ritorno di mercoledì sera ad Eraclea dove sarebbe bello poter nuovamente gustare, anche soffrendo perchè nò, quanto provato a Conegliano.

Gli occhi di Tigre

Radersi è una rottura, ne converranno con me tutti i maschietti; radersi tutte le mattine poi è una rottura al quadrato. Quante volte mi capita al Sabato e alla Domenica, se non ci sono impegni formali, di non radermi con la scusa di far riposare la pelle (alibi tra i più banali) mentre la realtà è quella di rendere ancora più evidente, a me stesso e agli altri, il sentirmi rilassato e perchè no indolente, almeno in quei due giorni. Poi il Lunedì si ricomincia, con sapone, lametta, dopobarba etc. e mi rado con maggiore cura del solito se durante il giorno ho un impegno di lavoro a cui tengo in maniera particolare. Passare la lametta sul viso quindi non rappresenta più una scocciatura ma prima di tutto un atteggiamento mentale, un sentirsi, a rasatura terminata, pronti per l’impegno da affrontare.

Per questo quando qualcuno, prima della partita con lo Jadran di Gorizia di ieri pomeriggio, mi ha ha fatto notare che Matteo Vio si è presentato perfettamente rasato, pur essendo Domenica, ho pensato tra me e me che le cose in campo non sarebbero andate poi tanto male e l’atteggiamento del ns. numero 8 sarebbe stato quello giusto per un impegno così importante.  E così infatti è stato, per ns. fortuna: Vio, nei 27 minuti in cui ha giocato, è stato l’anima della squadra,lottando come un leone sotto i tabelloni, catturando undici rimbalzi in difesa e ben 7 in attacco. Ha sbagliato un po’ troppo da sotto, è vero, ma ha anche subito 8 falli realizzando 8 dei 9 tiri liberi a disposizione. Alla fine 16 punti e + 30 di valutazione allo score. L’atteggiamento giusto per un vincente che non ha avuto paura di vincere. Perchè è questo che tra il pubblico nettamente si è avvertito: una tensione che si poteva tagliare con il coltello. La paura di non ottenere l’obiettivo minimo al quale la Heraclia aspirava sin dall’inizio del torneo era  a tal punto palpabile che  battere la squadra goriziana, appiccicosa e fastidiosa sino al termine del terzo quarto (50 a 49 a ns. favore) alla fine è stato più difficile di quanto il risultato finale, 74 a 66, non indichi. L’obbiettivo minimo comunque,permanenza in C 1 con accesso ai play off, al termine di questa gara tutt’altro che bella ma molto molto intensa, è stato raggiunto: incontreremo il Conegliano, al meglio dei tre incontri con eventuale bella  fuoricasa, a partire da Domenica prossima. A detta di tutti siamo una specie di mina vagante, capace di grandi imprese come di cadute rovinose. I mezzi tecnici per ben figurare ci sono tutti e anche se fisicamente non siamo al massimo (anche ieri Delle Monache era a mezzo servizio per non parlare poi di Fingolo) credo tuttavia che sia sulle ns. corde superare Conegliano, che abbiamo già peraltro battuto nel girone d’andata della regular season. Ma le ns. capacità fisiche e tecniche forse potrebbero anche non bastare se non si saprà coniugare ad essi il giusto atteggiamento mentale, quello che il mitico allenatore di volley, Julio Velasco, chiamava ” gli occhi di Tigre”. O molto più prosaicamente potrebbe bastare, forse, radersi anche se è Domenica. 

Vincere per non dire addio ai play off!

Un mese fa i play off sembravano cosa ormai acquisita e tutti noi guardavamo con relativa serenità alle ultime gare da giocare. Invece con le 3 sconfitte nelle ultime 4 gare fra cui l’ultima in casa del Bor Trieste che ha lasciato non pochi strascichi per l’arbitraggio, ecco che domenica risulta obbligatorio vincere per non sprofondare nuovamente nei play out che sarebbero l’amaro epilogo di un’annata al di sotto delle potenzialità del gruppo. Domenica riceviamo lo Jadran Gorizia formazione impegnata a salvarsi ma che può esaltarsi contro qualunque avversaria.

Occhio di riguardo al faro ed icona della squadra, ovvero Dean Oberdan, play guardia navigato che oltre ad essere pericoloso in attacco (10 pt e 3 rec a gara) è l’uomo spogliatoio. Nel ruolo di guardia Slavec, giocatore che attualmente viaggia a 13 pt a sera con il 40% da 3pt. All’ala piccola (oppure guardia) l’ex Bor Trieste, Mauro Simonic, giocatore capace se in serata di infilare da oltre la linea dei tre punti con percentuali astronomiche (42% in campionato) oltre che essere un ottimo contropiedista. Sotto canestro la coppia formata da Peter Franco, dotato di alcuni ottimi movimenti in attacco (9 pt media conditi da oltre 8 rimbalzi) e da Andrei Gnjezda giocatore con alcuni acciacchi fisici è fra i migliori numeri quattro della categoria. Micidiale dall’arco, ottimo spalle a canestro, abile a rimbalzo, sulle sue prestazioni (15 pt e 6 rimbalzi) nascono le vittorie dello Jadran. Dalla panchina escono i due fratelli Ferfoglia. Krjstian (classe 1984) è ormai navigato ed affidabile anche se non è mai sbocciato come le categorie giovanili promettevano pure se quest’anno mette 8 pt per gara. Sasha invece (classe 1989) ha, lavorando sodo, il futuro davanti a se e già alcune formazioni di Serie A hanno puntato gli occhi su di lui (5pt in 10’ di gioco). Il reparto lunghi si avvale di Semec ma soprattutto del veterano Alessandro Sandi Rauber, giocatore super, un vincente per eccellenza, che oltre ad aver assaggiato la Serie A (Livorno), riesce ancora a 42 anni ad essere un fattore (4.2 pt e 2.6 rimb.). Infine trovano scampoli importanti di gioco di coach Gerjevic (assistente della nazionale Slovena), i giovani Sustersic (3pt a sera) e Zaccaria. Completano infine il roster gli altri under Sossi e Vitez (figlio del grande Boris). Insomma una sfida da vincere a tutti i costi. Dentro o fuori. Rimarchiamo l’importanza del match anche al nostro pubblico che attendiamo numeroso domenica alle 18.00 a sostenere i nostri giocatori.